Studio di Psichiatria e Psicoterapia

Riduzione dello stress - Mindfulness

Indice articoli

 

RIDUZIONE DELLO STRESS - MINDFULNESS- PIENA CONSAPEVOLEZZA

CHE COS'È LA MINDFULNESS

Mindfulness, nell'accezione originale di Jon Kabat-Zinn, significa “una particolare modalità di prestare attenzione allo svolgersi dell’esperienza momento per momento, con intenzione, nel presente, in modo non giudicante”.

In ambito clinico, la Mindfulness per le sue potenzialità preventive e riabilitative, ha trovato spazio in programmi di intervento mirati al fine di affrontare molte delle problematiche sia  fisiche che psicologiche legate allo stress, ovvero alla sofferenza fisica e psicologica. La Mindfulness rappresenta, infatti, uno strumento che permette di coltivare una maggiore consapevolezza e di conseguenza una più chiara comprensione per apprendere dalle proprie esperienze le interazioni tra il corpo e la mente, promuovendo le proprie risorse interiori di cura e di crescita.

Referenti Dott.ssa Donatella Conforti e da  Gianluca Gorini   

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La Ricerca Scientifica sulla Mindfulness

Negli ultimi trent’anni il numero di ricerche scientifiche che hanno mostrato gli effetti straordinari della meditazione di mindfulness ha avuto una crescita esponenziale: un rilassamento profondo in piena coscienza, che non ottunde l’attenzione, bensì la potenzia; un maggior controllo dei circuiti neuroendocrini e in modo particolare di quello dello stress; una maggiore coerenza cerebrale cioè una migliore comunicazione tra i due emisferi, una maggiore capacità di adattamento ai cambiamenti della vita. Anche sul versante psicologico e psicoterapeutico la meditazione di mindfulness ha degli effetti rilevanti: promuove un atteggiamento non giudicante verso sé stessi e gli altri; aiuta le persone ad adattarsi in situazioni incerte, instabili e stressanti e le stimola a prendere contatto con se stesse e con la propria coscienza; sviluppa la responsabilità personale, la compassione, l’empatia e il senso di accettazione verso la realtà e previene i comportamenti impulsivi e compulsivi e il rimuginio patologico (fattore che può condurre chi è predisposto agli episodi depressivi). Un’altra area di ricerca, che sta alimentando l’interesse nella mindfulness, è quella sulla neuro-plasticità (cioè la capacità della mente di cambiare il cervello) che utilizza metodi di neuroimaging (PET, Risonanza Magnetica Nucleare). Sappiamo, infatti, che “i neuroni che si attivano insieme, si legano tra loro” (Hebb, 1949, in Siegel, 2007) e che l’attività mentale della meditazione attiva specifiche aree del cervello. Sara Lazar e altri (2005) hanno dimostrato che, dopo anni di pratica meditativa, le aree del cervello associate all’introspezione e all’attenzione diventano più spesse. Richard Davidson e altri (2005) dell’Università del Wisconsin hanno riscontrato che, dopo solo otto settimane di training di mindfulness, aumenta l’attività nella corteccia prefrontale sinistra. L’attivazione di quest’area è associata alle sensazioni di benessere come pure l’aumento dell’ attività metabolica in questa parte del cervello è correlato alla forza della risposta immunitaria al vaccino contro l’influenza. Modificazioni ancora più significative si trovano nel cervello dei monaci tibetani, che hanno un’esperienza di pratica meditativa compresa tra le 10.000 e le 50.000 ore (Lutz, Grelschar, Rawlings, Richard e Davidson, 2004).

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