Studio di Psichiatria e Psicoterapia

Supervisione Clinica personale e in gruppo

 

LA SUPERVISIONE CLINICA rappresenta uno STRUMENTO INDISPENSABILE per la crescita professionale di uno psicoterapeuta.

Il terapeuta in formazione, come suggerisce Kelly, dovrebbe affrontare “il suo opprimente desiderio di obbligare il cliente a stare meglio… Spesso il supervisore deve ricordare allo studente-terapeuta che il cliente ha tutto un insieme di diritti umani, incluso quello di rimanere ammalato. " (Kelly, 1955, pg. 1194)

 

LA SUPERVISIONE CLINICA COME STRUMENTO INDISPENSABILE ALLO SVILUPPO DELLE ABILITA’  PSICOTERAPICHE IN UN’OTTICA COSTRUTTIVISTA

Spesso il terapeuta indulge troppo in una costruzione personale del paziente più che professionale, questo potrebbe indicare una difficoltà a costruire il paziente professionalmente. In tal caso, una buona soluzione potrebbe essere quella di chiedere la supervisione di un collega.

La supervisione, quando è condotta da un collega esperto,  oltre a verificare la comprensione che il terapeuta ha del suo cliente e a valutare le tecniche impiegate, è prevalentemente un momento per far emergere, elaborare e sviluppare il sistema di costruzioni non verbali e pre-verbali del clinico, che hanno a che fare con gli spetti più privati e personali del terapeuta in quanto persona, con lo scopo di rendere tali dimensioni più esplicite affinché non interferiscano con lo sviluppo e la crescita personale dei clienti ma anzi possano essere efficacemente impiegati per favorire una miglior comprensione e possibilità di azione; la supervisione, inoltre, rappresenta una delle modalità peculiari del concretizzarsi dei presupposti dell’alternativismo e della riflessività, temi centrali dell’epistemologia costruttivista: anche la supervisione è un atto di costruzione (riflessività) e tutte le nostre percezioni attuali sono aperte alla discussione e alla riconsiderazione (alternativismo costruttivo) e ci suggerisce ampiamente che persino gli accadimenti più ovvi della vita quotidiana potrebbero rivelarsi totalmente trasformati se fossimo sufficientemente inventivi da costruirli in maniera diversa. (Kelly, 1963, pp. 6-7)

Diverse possono essere le situazioni di supervisione clinica:

1.  Supervisione individuale

E’ sempre molto utile l’ascolto di un’eventuale registrazione, in particolare del primo colloquio, e, in mancanza di questa, almeno la visione di materiale prodotto dal cliente come l’autocaratterizzazione o altre forme di  descrizione di sé, disegni e metafore, ecc. 

Ma di tutto questo materiale quello che più conta sono i commenti del terapeuta su di esso oltre  alla descrizione della scelta delle strategie utilizzate;  non da meno è importante rilevare quello che il clinico sceglie di tralasciare del caso.

Le difficoltà che il terapeuta incontra possono essere di varia natura: egli può avere una comprensione del disagio o del cliente stesso poco utile per promuovere un cambiamento, ma, ancor più spesso, gli ostacoli sono da ricercare all’interno della relazione terapeutica stessa, relazione che include sia la storia del paziente e le sue peculiarità sia la soggettività della persona- terapeuta che, per quanto messa tra parentesi (e in alcune situazioni anche troppo) gioca un ruolo comunque e limita le possibilità narrative e discorsive. Viene così meno la legittimazione di percorsi indentitari nuovi, la loro sperimentazione, che è necessaria  per mettere a verifica le nuove anticipazioni.

2 . Supervisione in gruppo

Il caso clinico viene discusso in un gruppo di colleghi psicoterapeuti con la presenza di un supervisore esperto (didatta SITCC e didatta AIPPC). Consiste, come della supervisione individuale, nell’ascolto del primo colloquio registrato e nella sua trascrizione scritta. Il clinico espone e mette a verifica la propria comprensione del caso e le difficoltà che sta incontrando. Il punto di forza di questa situazione sta proprio nella pluralità di esperienze e prospettive diverse che il gruppo rappresenta ed è capace di generare.

In alcune occasioni, quando è utile, si invita il terapeuta ad immedesimarsi nel suo cliente, quindi a recitare il suo ruolo e, a turno, tutti i partecipanti del gruppo assumono il ruolo del terapeuta sviluppando e allargando così la base della conversazione terapeutica in nuove e spesso più creative direzioni. Questa procedura, oltre a ricordare al terapeuta cosa significhi essere cliente, gli permette di esplorare, interpretandoli, i vincoli ma soprattutto le possibilità del sistema di costrutti personali del cliente e, in particolar modo,  quelli della relazione terapeutica stessa come sopra abbiamo già rilevato. Inoltre il clinico diventa più consapevole sulla sua riluttanza e su quella del cliente ad affrontare alcuni temi e ancora una volta tutto ciò verrà messo in relazione con lo stile e il personale sistema di significati del terapeuta stesso.

Questa procedura diventa per il clinico un utile confronto tra se stesso e il cliente, fra se stesso e il suo agire professionale, tra quest’ultimo  e l’agire dei suoi colleghi terapeuti.

Successivamente il conduttore favorirà l’elaborazione del materiale emerso sovraordinandolo utilmente cioè impiegando un set di costrutti professionali - diagnostici.

3 . Supervisione per gli allievi in formazione

Verso lo studente-terapeuta l’interesse è rivolto, in modo particolare, sulla totalità della persona che diventerà psicoterapeuta su come egli opera tanto nelle relazioni professionali con i clienti, quanto in situazioni strettamente personali. 

Se da una parte è necessario  elaborare e mantenere un sistema di costrutti diagnostici e professionali “psicologicamente strutturato, sistematicamente integro, scientificamente sostenuto, disponibile all’attività di ricerca, e in un processo di revisione continua” (Kelly, 1955, pg. 1180)  parallelamente è indispensabile che il terapeuta in formazione sia consapevole del tipo di relazioni di ruolo che tende a instaurare con le persone e sia incoraggiato dal supervisore a svilupparne e sperimentarne di nuove.

La supervisione aiuta il clinico non solo a diventare un terapeuta migliore ma lo aiuta anche da un punto di vista personale perché favorisce la riflessione su di  sé, sul proprio proprio interagire,  orientando in modo migliore la propria vita.

Nel caso di aggiornamenti a supervisioni di casi clinici già discussi, è preferibile  in genere seguire il seguente schema:

  1. Esporre quanto concordato nella supervisione precedente, inclusi i commenti fatti eventualmente dal gruppo oltre che dal supervisore;
  2. Fare un resoconto, il più concreto ed esplicito possibile, di quello che il terapeuta ritiene importante portare allù rilevanti e perché li costruisce come tali;
  3. Costruire il caso attraverso un livello professionale di astrazione: ciò di solito viene elaborato come conseguenza della discussione di gruppo e conduce alla formulazione di specifiche ipotesi per un ulteriore progresso terapeutico;
  4. Provare infine a prevedere come il cliente agirà nelle prossime sedute: è molto difficile ma utile e permette di verificare la propria comprensione.

Il terapeuta in formazione, come suggerisce Kelly, dovrebbe affrontare “il suo opprimente desiderio di obbligare il cliente a stare meglio… Spesso il supervisore deve ricordare allo studente-terapeuta che il cliente ha tutto un insieme di diritti umani, incluso quello di rimanere ammalato. "

( Kelly, 1955, pg. 1194)

 

Se ne occupa la dott.ssa Alessandra Favaro , che da vari anni offre la possibilità di una supervisione sia personale che di gruppo.

Le supervisioni possono essere prenotate al n. 049 8716699

Le supervisioni in gruppo vengono fatte con un numero minimo di 6 partecipanti

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