Menopausa tra femminilità e benessere

La menopausa può far rima con benessere?

Ebbene possiamo dire di sì, se consideriamo seriamente il fatto che oltre alla trasformazione fisica la menopausa rappresenta un’opportunità per rivalutare il proprio benessere in modo integrato (fisico, psicologico ed emotivo).

La menopausa di per sé è solo un momento nel tempo che segna 12 mesi senza mestruazioni, inaugurando un nuovo ciclo della vita della donna, un ciclo che potrà durare diversi decenni. Gli anni che la precedono, cioè la perimenopausa, portano significativi cambiamenti ormonali che possono influenzare il benessere della donna sia durante che dopo la transizione alla menopausa. Tale transizione rappresenta una fase evolutiva ricca e delicata nella vita di una donna, una fase di riorganizzazione che coinvolge anche la sua identità femminile, dal punto di vista psicologico questo periodo di passaggio è quello più delicato e può sfociare in difficoltà che interessano la sfera emotiva e psichica. Se vissute male, tali difficoltà possono trasformarsi in disturbi che rischiano di interferire negativamente sulla qualità di vita della donna sotto diversi punti di vista (sociale, famigliare, professionale) gravando anche sulla percezione dei suoi cambiamenti biologici e fisici.

In fondo ogni donna è chiamata a seguire un importante percorso evolutivo che le consente di costruire la propria identità femminile attraverso il susseguirsi di diversi stadi, questo percorso prevede “naturalmente” anche la menopausa che è un altro tassello indispensabile per la definizione stessa del proprio femminile. Quest’ultimo a sua volta, è una parte del  suo mondo psichico risultante in realtà dalla sinergia tra componenti maschili e femminili che concorrono a costruire una dualità funzionale in grado di interferire notevolmente su stati d’animo e sul funzionamento psichico.

E’ estremamente riduttivo collegare il funzionamento ovarico alla femminilità: una donna è tale a prescindere. L’identità femminile non dovrebbe essere ancorata al poter procreare, è ben altro rispetto a quanto suggerito da quel paradigma socioculturale che vede un “equilibrio” tra i due sessi basato su una figura maschile, interessata alla gestione delle risorse economiche e culturali esercitante funzione normativa, e una figura femminile fondamentalmente interessata, a sua volta, alla “cura” della prole in comune. Questo “equilibrio” non prevede un confronto paritetico con l’Altro alimentando uno scarso confronto dialogico che rischia di riflettersi, a livello personale, in un disinteresse nei confronti di un dialogo interno costruttivo tra le proprie parti maschili e femminili. Questo fa sì che facilmente ci si identifichi con un ruolo designato culturalmente sulla base di archetipi estremamente polarizzati. Non a caso la donna che vede l’avvicinarsi della menopausa teme per il senso del suo essere donna, per la propria femminilità, per la sua capacità seduttiva, la sua “utilità”, pensieri che possono determinare crisi profonde. L’essenza del femminile non va ricercata tanto nell’identità femminile che la donna può essersi creata sulla base di influenze e aspettative socioculturali ma, in accordo con il pensiero e metodo clinico Carl Gustav Jung, possiamo dire che il femminile sia un principio psichico profondo che nelle donne si manifesta attraverso archetipi, immagini interiori e dinamiche psicologiche che influenzano il modo in cui una donna vive sé stessa e il mondo, non un concetto statico o limitato alla biologia. E’ l’aspetto intuitivo, creativo, relazionale e trasformativo della psiche che non può essere legato e limitato al semplice ruolo di madre o compagna ma è una dimensione interiore che può manifestarsi in molte forme.

La dimensione psichica femminile inoltre non è appannaggio della donna ma è insita anche nella psiche dell’uomo e il modo in cui quest’ultimo si relazione con essa influenza la sua capacità di amare, connettersi con la propria emotività e di vivere una spiritualità profonda.

D’altro canto anche nella donna è presente una componente maschile (definibile in estrema sintesi come l’aspetto razionale, strutturante e decisionale della donna) che può diventare più attiva proprio in menopausa, portando con sé nuove energie, capacità decisionali e un senso di autonomia maggiore. Questo può manifestarsi con il desiderio di esplorare nuovi interessi, affermare il proprio punto di vista con maggiore determinazione o riscoprire la propria creatività. Non a caso le donne in menopausa si sentono diverse e spesso “agiscono” diversamente rispetto a prima, si sentono cambiate, un cambiamento che viene percepito anche da chi le circonda. Probabilmente questo può avvenire anche perché sono “aiutate” in menopausa dall’attenuarsi di quelle aspettative sociali di cui parlavamo pocanzi, aspettative che contribuiscono a crearsi una determinata identità femminile molto limitante per la donna stessa.

In conclusione possiamo dire che così come il vero percorso di crescita di un individuo non consiste nell’adeguarsi ad uno stereotipo, ma nel dare voce a tutte le parti di sé trovando un equilibrio tra il femminile accogliente e il maschile strutturante, tra l’istinto e la ragione, tra l’introspezione e l’azione; allo stesso modo la vera femminilità non è una maschera impostata dall’esterno, ma il risultato di una sintesi tra tutte le forze interiori della donna. La menopausa dunque rappresenta un momento cruciale di trasformazione psicologica e di conoscenza di sé. Questo passaggio può essere interpretato come il culmine di un processo che porta la donna a rivedere e rinegoziare la propria identità, integrando aspetti profondi e spesso nascosti della propria psiche. Se colta, e accolta, questa opportunità può portare con sé un equilibrio interiore, espressione di autenticità, che potenzialmente potrà interferire positivamente anche a livello fisico.

 

 

 

A cura di:

Dott.ssa Roberta Cicchelli

Psicologa, Psicoterapeuta, Psicosomatista

 

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